“La paura mi costringe ad accendere la luce, a fare una minuziosa perlustrazione e ad accertarmi che la porta della camera sia sbarrata con due giri di chiave. È singolare come l’uomo, pur consapevole che una semplice porta in legno non possa fermare la fonte dei suoi incubi, si barrichi nel luogo a lui più familiare, in cerca di protezione, come fosse una fortezza inespugnabile. Sono alcune delle vane e infantili certezze dell’umanità…”. Sì: vano e infantile è il goffo tentativo di fuggire il male, di chiuderlo fuori dalla porta. Illusioni, sono solo illusioni quelle che accompagnano l’uomo a una fine già scritta. Non c’è via di scampo: la paura bussa ma comunque vada entra. C’è chi la fa accomodare, assoldandosi a sicario, vestendo la sua atroce maschera. C’è chi ne subisce la violenta irruzione senza però restarne travolto, per chissà quale mistero, perdendo il senno per sempre… C’è infine chi ne muore, tra spasmi, urla e terrificanti visioni. L’esordio di Federico Fasciano è un tributo al gotico Poe, piantato però nel nostro secolo, tra sparizioni e delitti da brivido.